DOLORE ALL’INGUINE E PUBALGIA: CAUSE E RIMEDI

Pubalgia’ è un termine usato per indicare un dolore a livello pubico, senza specificare la struttura sofferente e la causa.

La zona pubica, anatomicamente, è complessa ed è composta da diverse strutture.

L’osso pubico, che insieme a ileo e ischio formano il bacino, funge da zona di inserzione per i muscoli adduttori, che ricordiamo essere:

● Pettineo ● Gracile ● Adduttore grande  ● Adduttore breve  ● Adduttore piccolo  ● Adduttore lungo

A questi si aggiunge anche il pubococcigeo, un importante muscolo del pavimento pelvico. Una sua disfunzione può portare a problematiche urinarie, dolore durante i rapporti sessuali ed eiaculazione precoce per gli uomini.

Come tutti i muscoli, gli adduttori si inseriscono sull’osso mediante un tendine, che in alcuni casi può infiammarsi creando così una ‘tendinite’.
La principale azione dei muscoli adduttori è quella di portare la gamba verso la linea mediana del corpo; gli adduttori vengono attivati anche in altri movimenti come la rotazione e/o flessione di anca.

Oltre ai muscoli, anche i legamenti si inseriscono a livello pubico, per aumentare la stabilità della sinfisi pubica.

Tutte queste strutture possono andare incontro a problematiche, in modo particolare muscoli e tendini, creando così un quadro clinico caratterizzato da dolore locale o diffuso, riduzione di forza e rigidità;

Le cause del dolore possono essere molte, le più comuni sono: sforzo eccessivo, microtraumi ripetuti e trauma diretto/indiretto.
A queste si aggiungono anche delle condizioni che predispongono allo sviluppo di pubalgia tra cui: artrosi, dismetria degli arti inferiori, gravidanza e disfunzione degli addominali.

Una corretta e precoce diagnosi medica è importante per impostare il miglior programma riabilitativo.

La Fisioterapia risulta essere fondamentale nella fase di recupero, per la riduzione dell’infiammazione, riduzione del dolore e per il ritorno allo svolgimento delle attività di vita quotidiana.

Nello specifico, il percorso riabilitativo inizia con la riduzione delle attività sportive/ di sforzo, l’applicazione di ghiaccio (almeno 3 volte al giorno per 15 minuti massimo) e lo stretching.

Il Fisioterapista, per ridurre l’infiammazione, utilizzerà gli elettromedicali quali: tecar, onde d’urto, laser o ultrasuoni.
A questi verranno associati terapia manuale e manipolazione fasciale, per migliorare la consistenza dei tessuti. In fine il Fisioterapista imposterà una riabilitazione funzionale.

Attraverso l’esercizio terapeutico il paziente potrà, quindi, gradualmente ritornare a svolgere tutte le attività.

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