LA FIBROMIALGIA: UNA VISIONE D’INSIEME

Nel panorama socio-culturale si parla sempre più spesso di fibromialgia. Si parla anche molto della disinformazione degli addetti ai lavori in merito a questa debilitante malattia. Chi soffre di questo problema spesso non si sente “capito” e si rivolge a molti specialistici rimanendo ahimé deluso. Questo succede poiché la fibromialgia non presenta dei marcatori specifici rilevabili con esami strumentali e di laboratorio e le figure di competenza “non riuscendo a giustificare” prescrivono terapie inconcludenti, se non dannose per i pazienti.

Lo scopo di questo articolo è di fornire una panoramica generale sulla fibromialgia nei suoi aspetti più generali.

Cos’è la Fibromialgia?

La fibromialgia (FM) è una sindrome clinicamente molto complessa, ad eziologia sconosciuta, e viene definita come una sindrome da sensibilizzazione centrale (SSC). E’ caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico cronico diffuso, localizzato in regioni caratteristiche chiamate Tender Points (TP) e da una varietà di altri sintomi associati come fatica, rigidità, disturbi del sonno, disfunzioni cognitive ed episodi depressivi.

Chi e quante persone colpisce?

Dopo l’osteoartrosi, la FM rappresenta la seconda malattia reumatica più comune4.
La FM è una patologia che si verifica con maggiore frequenza nelle donne, avendo un rapporto di 3:1 e mostra un andamento crescente con l’aumentare dell’età, con il picco massimo tra 55-64 anni. In Italia, uno studio ha rivelato che ne soffre in media il 3,7% della popolazione, nello specifico il 5,5% sono femmine e l’1,6% maschi.

Quali sono le possibili cause?

I meccanismi che stanno alla base della FM sono sconosciuti.
Le indagini sui possibili meccanismi coinvolti nell’eziologia e nella patogenesi della FM si sono concentrate sulle disfunzioni del sistema nervoso centrale (SNC) e autonomo (SNA), sulle anomalie riscontrate negli studi sull’encefalo e sulla neuroimaging funzionale, così come fattori genetici e ambientali (infezioni virali e batteriche, traumi fisici e psico-emotivi, turbe psichiatriche, disturbi del sonno). L’ipotesi più accreditata sullo sviluppo della FM sembra essere quella della Sensibilizzazione Centrale: l’ipersensibilità verso stimoli sia dolorosi che non, dovuta ad abnorme ipereccitabilità dei neuroni centrali mediata da diversi neurotrasmettitori (serotonina, dopamina, noradrenalina, SP, endorfine, encefaline) e attività neurochimiche, che determina un’anormale e intensa amplificazione del dolore.

  • Iperalgesia, iperpatia, allodinia;
  • Espansione del campo percettivo;
  • Scarica elettrofisiologia prolungata;
  • Spiacevole dolore successivo allo stimolo (es. bruciore e parestesia) che perdura più a lungo del normale.

Queste modificazioni funzionali causano una neuroplasticità che portano a un’eccessiva amplificazione dello stimolo nervoso periferico. La SC sembra essere il principale meccanismo coinvolto nello sviluppo e nel mantenimento della cronicità del dolore, il sintomo cardine di questa patologia. Per Sindromi da Sensibilizzazione Centrale (SSC), come accennato nella definizione, s’intente un gruppo di sindromi simili legate a questo fenomeno. Tra queste troviamo ad esempio la sindrome da fatica cronica, la sindrome della vescica irritabile, i disturbi dell’articolazione temporomandibolare e l’emicrania, disturbi che non casualmente sono comunemente associati alla FM.

Negli ultimi tempi, particolare attenzione è stata posta verso lo studio della microcircolazione come possibile causa delle disfunzioni determinate dalla fibromialgia. Un recente studio ha evidenziato che un gruppo di pazienti con FM mostrava alterazioni in densità, diametro, lunghezza e tortuosità dei capillari digitali, modificazioni necessarie messe in atto dall’organismo al fine di fronteggiare il deficit microcircolatorio. Dal momento che tutti i tessuti, gli organi e gli apparati sono costituiti da fitte reti di capillari, la comprimissione della microcircolazione potrebbe aiutare a spiegare le manifestazioni sintomatiche della FM e le anomalie ormonali e biochimiche implicate nella patogenesi.

Questo potrebbe spiegare l’ampio coinvolgimento sistemico, dai muscoli all’intestino, e l’ampia varietà dei sintomi che presenta: l’unica cosa che, nel nostro corpo, accomuna tutti i disturbi sembra proprio essere il fattore microcircolatorio (clicca qui per approndire).

Quali sono i sintomi?

La FM è una sindrome caratterizzata da un’ampia varietà di disturbi:

  • Dolore muscolo-scheletrico cronico diffuso;
  • Rigidità;
  • Spossatezza;
  • Disturbi del sonno;
  • Depressione;
  • Manifestazioni muscolo-scheletriche (es. contratture e accorciamento muscolare);
  • Manifestazioni disautonomiche (es. ipotensione ortostatica, vertigini, irregolarità cardiache e respiratorie);
  • Manifestazioni neuroendocrine: alterazione secrezione di cortisolo, estradiolo, GH, TSH, 5- HTT, DA;
  • Manifestazioni neurocognitive: attenzione, apprendimento, memoria.

Il sintomo più caratteristico, però, come già rimarcato in precedenza, è il dolore muscoloscheletrico cronico:

  • Diffuso: bilaterale, sopra e sotto il cingolo pelvico;
  • A distribuzione non anatomica: dolore globale o locale inaspettato e fluttuante con
  • carattere spesso migratorio.
  • Caratteristiche: allodinia, iperalgesia, iperpatia, dolore persistente e dolorabilità alla
  • palpazione dei TP che è indipendente dal dolore diffuso.
  • Descrizione: bruciante, tagliente, lancinante, acuto, pulsante, profondo e/o qualsiasi
  • combinazione di questi;

Possono associarsi anche artralgia diffusa, dolore al petto simil-anginoso, dolore lombare simil-sciatalgico, crampi alle gambe (40% degli affetti), cefalee croniche (50-60%) e disturbidell’articolazione temporomandibolare (TMD).

Come si diagnostica?

Nel 1990, l’American College of Rheumatology ha elaborato dei criteri diagnostici (ACR criteria 1990), che si basano su due punti fondamentali che devono essere associati a un accurato esame obiettivo:

  • Storia di dolore muscoloscheletrico diffuso: dolore che perdura da più di 3 mesi in tutti e quattro i quadranti del corpo, con il coinvolgimento aggiuntivo di dolore assiale nel tratto cervicale, toracico o lombare;
  • Positività di 11/18 TP: un TP risulta positivo se dolente alla digitopressione di 4 kg/cm2 (sufficiente per fare impallidire l’unghia dell’esaminatore).

Questi due criteri, il dolore diffuso e la positività ai tender points, presentano una sensibilitàdell’88,4 % e una specificità dell’81,1 % per la diagnosi di FM11.

L’elaborazione di questi criteri, però, non deve escludere una valutazione più approfondita e completa; si ricorre, infatti, anche a raccolta e valutazione dei sintomi associati, che accompagnano il dolore e che potrebbero apparentemente non essere collegati (come astenia, disturbi del sonno, debolezza, deficit di attenzione e della memoria, sintomi vestibolari e molti altri).

La diagnosi differenziale è basilare e va posta con quelle patologie che possono “simulare” la FM come l’ipotiroidismo, la sindrome da fatica cronica, l’epatite C, la malattia di Lyme, l’apneanotturna, la malformazione di Chiari, ma soprattutto con quelle malattie reumatiche di origine autoimmune come il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), la sindrome di Sjögren, altre connettivitisistemiche, l’artrite reumatoide e le spondiloartriti. Queste sono tutte patologie che possono causare un dolore muscolo-scheletrico vago e diffuso associato ad un alto livello di fatica, chepossono quindi ingannare l’esaminatore. Per tale differenziazione può essere utile servirsi degli esami di laboratorio10.

Quali sono le opzioni terapeutiche?

Non esiste una cura per la FM, nemmeno un “gold standard di trattamento”, ma è possibilegestire e controllare i sintomi, compreso il dolore.

L’approccio terapeutico si compone di:

  • Terapia farmacologica: combinazioni di più farmaci con diverso meccanismo d’azione come FANS, anticonvulsivanti, antidepressivi e miorilassanti, strada sempre meno battuta;
  • TERAPIA NON FARMACOLOGICA: panorama variegato composto da educazione, terapia cognitivo-comportamentale, esercizio fisico, terapia fisica e terapia alternativa e complementare.

Le possibilità terapeutiche non farmacologiche, specialmente quelle fisioterapiche, le affronterò nel prossimo articolo.

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